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Novita':
A. Della Marmora, litografia di G. Cominotti.
Alberto Ferrero Della Marmora nacque il 27 aprile 1789 a Torino, da una delle più prestigiose famiglie dell’aristocrazia piemontese.
Trascorse l’infanzia a Torino negli anni in cui il Piemonte, assorbito dalla Francia, era divenuto provincia dell’impero napoleonico. Entrò nel 1806 nella scuola militare di Fontainebleau, scuola che preparava gli ufficiali di cavalleria, di fanteria e di marina con una formazione che oltre all’arte militare, comprendeva i primi elementi di geologia, di geodesia e di storia naturale; uscito dalla scuola nel 1807 col titolo di sottotenente di fanteria, partecipò nel 1807-08 alla campagna di Calabria col corpo del Macdonald e alla campagna di Austria, combattendo nell’esercito del regno d’Italia sotto il viceré Eugenio. Nel 1813, sul campo di battaglia di Bautzen, fu decorato della Legion d’onore, che ricevette dalle mani stesse dell’imperatore.
Dopo la caduta di Napoleone e la restaurazione della monarchia sabauda, entrò a far parte dell’esercito piemontese; sospettato di simpatie liberali e di appoggio ai moti costituzionali, dopo il loro fallimento nel 1821 fu dispensato dal servizio attivo e costretto al confino in Sardegna. Fu richiamato in servizio dopo tre anni, come addetto allo Stato maggiore del viceré, con incarichi che gli consentirono di approfondire gli studi cominciati fin dal primo viaggio nel 1819, come ornitologo. Ripeté i viaggi a scopo scientifico per quasi quant’anni, dal 1819 al 1857, con periodi di soggiorno che assommano a un totale di circa tredici anni e mezzo.
Cominciò fin dal 1826, lavorandovi praticamente da solo e a sue spese, a concepire l’elaborazione della carta geografica alla quale deve in massima parte la sua notorietà.
Della Marmora aveva inizialmente pensato di poter riprendere la carta pubblicata dal Rizzi-Zannoni, che a sua volta si basava sui dati del padre Tommaso Napoli. Dopo averne constatato l’inattendibilità per le troppe inesattezze, preferì cominciare un lavoro di rilevamento sul terreno e di sistematica triangolazione, avvalendosi, dal 1834 in poi della collaborazione del maggiore De Candia. Pubblicata nel 1845 in due fogli alla scala di 1 : 250.000, la Carta dell’Isola e del Regno di Sardegna completava la carta degli Stati sardi di terraferma pubblicata alla stessa scala dallo Stato maggiore di Torino.
Frontespizio dell'edizione francese del 1826 del Voyage, parte prima.
La fama di Alberto Della Marmora si deve però principalmente al Viaggio in Sardegna, la cui prima edizione esce a Parigi nel 1826, per la Libreria-editrice Delaforest di Arthus Bertrand, col titolo Voyage en Sardigne de 1819 à 1825 ou Description statistique, physique et politique de cette Ile, avec des recherches sur ses productions naturelles et ses antiquités. L’opera conoscerà una seconda edizione per i tipi parigini di Bertrand e torinesi della Libreria Reale Giuseppe Bocca; in essa la materia risulta notevolmente ampliata e organicamente ripartita in tre parti, ognuna corredata dalle tavole dell’Atlante: la prima parte, uscita nel 1839, è dedicata alla geografia fisica e umana della Sardegna; la seconda, del 1840, alle sue antichità; la terza, che vede la luce solo nel 1857, agli aspetti legati alla geologia dell’Isola. |
Prima pagina della seconda edizione francese dell'Atlante.
Come quarta parte di quest’opera monumentale fu concepito e pubblicato nel 1860, sempre per i Fratelli Bocca di Torino, l’Itinéraire de Sardaigne,in due tomi, il primo dei quali comprende i capitoli fino al quinto, il secondo dal sesto al nono. A fianco di ogni frontespizio sono pubblicate due tavole litografiche raffiguranti la prima il Busto del generale Alberto Ferrero Della Marmora scolpito in marmo nel 1876 dallo scultore piemontese Vincenzo Vela, su commissione della Municipalità di Cagliari, dove si trova tutt’ora al Museo ArcheologicoNazionale; mentre quella del secondo tomo presenta una carta della Sardegna antiqua, con i nomi delle antiche popolazioni e siti dell’Isola, nonché l’indicazione delle vie romane. Il frontespizio del primo tomo reca, inoltre, una citazione da Eschilo (Nuove a recar venga dal campo, e fui / Osservator di ciò che narro io stesso). |
Al pari del Viaggio in Sardegna, anche l’Itinerario conobbe immediato apprezzamento fuori e entro i confini dell’Isola. Il canonico Giovanni Spano, amico ed estimatore del Della Marmora, ne curò una traduzione, pubblicata – col titolo Itinerario dell’Isola di Sardegna del Conte Alberto Della-Marmora tradotto e compendiato con note del Canon. Giovanni Spano – a Cagliari, per la tipografia Alagna nel 1868. Per gli stessi tipi e sempre alla penna dello Spano si devono gli Emendamenti ed aggiunte all’Itinerario dell’Isola di sardegna del Conte Alberto Della Marmora, pubblicati nel 1874. In seguito, sia l’Itinéraire sia il Voyage hanno conosciuto ristampe e traduzioni parziali o anche integrali; in particolare si segnalano, per quest’ultimo, i tre volumi della recente edizione a cura di Manlio Brigaglia (Nuoro, 1995), che includono le riproduzioni dell’Atlante.
Nel 1840 Della Marmora ebbe il grado di generale e assunse il comando della regia scuola di marina, oltre alla carica di ispettore delle miniere.
Nell’aprile del 1848 ricevette l‘ordine di raggiungere Venezia e mettersi a disposizione del governo provvisorio. Aperte le ostilità tra il Piemonte e l’Austria, egli aveva chiesto l’incarico dell’organizzazione dei volontari per la difesa di Venezia, incarico che gli fu poi revocato e nel quale fu sostituito dal generale Guglielmo Pepe; sul suo ruolo in questa missione e gli esiti controversi del suo operato, ritenne di doversi pronunciare con un’apposita pubblicazione intitolata Alcuni episodi della guerra nel Veneto (Torino, 1857).
Nel 1849, col grado di luogotenente generale, fu nominato commissario straordinario della Sardegna con pieni poteri; diede le dimissioni da tutti gli incarichi l’8 agosto 1851. Il 17 agosto, posto in pensione, si dedicò totalmente all’attività parlamentare – nel 1848 era stato eletto senatore del regno – e agli studi, al centro dei quali continuava a porre la Sardegna.
Del suo impegno complessivo come parlamentare, o almeno dei temi su cui si concentravano i suoi interventi, è chiarificante la sintesi di Pasquale Marica nella prefazione all’edizione del 1917 dell’Itinerario: Parlò sull’abolizione delle decime, sulla concessione dei beni demaniali, già ademprivili, ricordando tutti gli errori statali fonte principale di ogni disordine nelle campagne; sul catasto, sulla necessità di ristabilire l’arma dei reali carabinieri, sostituendola al corpo franco di così triste memoria, sulle leggi relative all’esercito della caccia, alla costruzione di fari, allo stabilimento di cavi telegrafici, alla riforma delle corti d’appello, alla erezione in comune in varie borgate rurali, al porto di Cagliari, di Arbaax e della Maddalena, alla costituzione di banche a Sassari e a Cagliari; alle strade ordinarie; votò favorevolmente il progetto di legge che autorizzava l’esercito delle prime linee ferroviarie dell’isola, criticandone con un acume che solo molto più tardi sembrò una divinazione, il tracciato e le condizioni di favore fatte alla società straniera; parlò sui fari, sulle comunicazioni marittime, sulla tutela di monumenti, su ogni argomento infine, che mirasse a provocare l’interessamento dello Stato per l’isola e che potesse prepararle un migliore avvenire.
Fece parte come socio corrispondente o come membro residente di importanti istituti scientifici quali, in Italia, la Reale Accademia delle Scienze di Torino nella classe di Scienze fisiche e matematiche e in quella di Scienze morali, storiche e filologiche; la Società Agraria ed Economica di Cagliari; la Regia Deputazione sopra gli studi di Storia Patria; l’Accademia Pistoiese di Scienze, Lettere ed Arti; l’istituto Lombardo di Scienze; la commissione superiore di statistica. All’estero, gli istituti con cui collaborò sono la Senkenbergische Naturforschende Gesellschaft; la Societé Géologique de France; la Societé des Sciences Physiques Chimiques et Arts Agricoles et Industriels de France; la Regia Scientiarum Academia Borussica.
Ritratti del Generale A. Della Marmora e del Canonico G. Spano.
Morì a Torino il 18 maggio 1863 e fu sepolto in S. Sebastiano, a Biella, nella tomba di famiglia. Così ne ricorda i meriti il canonico Spano, commemorandolo dopo la morte: Egli può dirsi un martire della Sardegna, perché il morbo, ed i dolori che lo condussero alla tomba li colse nelle pellegrinazioni che in essa intraprese coll’austerità d’un arabo, e con la perseveranza di un filosofo, soffrendo fame e sete, caldo e freddo all’aperta aria, cogliendo brina nei campi e nelle alte montagne. Avido di sapere e di far il bene, non curava i comodi della vita, né conosceva pericoli. Egli era alto di persona, complesso, viso allungato, ed abbronzito dal sole, fronte alta e spaziosa, di occhi grandi e sporgenti, e di sguardo vivo e simpatico. Facile al riso, ed allo sdegno, se per poco vedeva il diritto e la ragione conculcata. Il suo carattere era franco, non adulatore; libero, non esaltato (Giovanni Spano, Cenni biografici del Conte Alberto Ferrero Della Marmora ritratti da scrivere autografe, Cagliari, Tipografia Arcivescovile, 1864).